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La Psicologia del Capricorno

 

Il tipo Capricorno è decisamente l’opposto di ciò che si ritiene una persona istintiva ed impulsiva.

Infatti nel nativo di questo segno l’istinto e l’impulsività sono tenute generalmente a freno, mentre vengono messi in risalto altri atteggiamenti psicologici quali la calma, la compostezza, il distacco.

È dunque un “tipo introverso” che ha cioè una specie di resistenza nei confronti del mondo.

È come se tenesse a distanza le qualità intrinseche delle persone o le situazioni di vita, poiché sul piano cosciente non dà molto valore all’esterno, ed il coinvolgimento non è mai tale da essere sopraffacente.

L’emotività è dunque un lato carente della sua personalità, o perlomeno, quando è presente, è ben tenuta sotto controllo fino ad essere, in casi estremi, del tutto inibita. Il tipo Capricorno pertanto può essere anche molto timido,  perché ha timore del coinvolgimento affettivo e delle situazioni in cui non si troverebbe a suo agio, perché teme di non potersi dominare.

Dunque, controllo, dominio di sé, orgoglio, sono le note caratteristiche e salienti dell’atteggiamento del Capricorniano.

Questo tipo, infatti, riuscendo a svuotare la propria coscienza dagli stimoli emotivi provenienti dall’esterno e ponendosi col proprio “Io” come dominatore delle situazioni, rimane però distaccato, al di fuori delle proprie emozioni e, di conseguenza è come se avesse, caratterialmente, un blocco ad esprimersi. Poiché l’inconscio possiede una naturale attività compensatoria, ciò che lui non fa arrivare alla soglia della coscienza, in questo caso l’emotività, si rivale nell’inconscio.

Infatti, le fantasie del Capricorno sono per lo più caratterizzate dalla paura nei confronti della gente, di oggetti animati.

Ciò che lui apparentemente svaluta con la freddezza esteriore, lo tormenta interiormente.

L’oggetto o la persona assumono un significato magico, fortemente emotivo, di sproporzionato valore. È dunque facile vedere un Capricorno timido che arrossisce facilmente di fronte alla gente. La percezione viene così interiorizzata da assumere un potere inconscio tale che lui stesso ne è spaventato.

 

 

 

 

Tutto questo meccanismo non è altro che quella che il grande psicologo C. G.Jung definisce “un’angoscia da oggetto”. Per tornare al tipo Capricorno, ne risulta che, siccome ai suoi occhi, gli oggetti (o persone, naturalmente) hanno delle qualità potenti ed inquietanti, non riuscendo lui stesso a stabilire con essi un rapporto diretto, per via del suo atteggiamento interiore a livello inconscio, si stabilisce un attaccamento molto forte e un  infantile. Ne deriva che il rapporto con l’oggetto per il Capricorno diviene di tipo primitivo, proprio perché diventa simbolico – arcaico.

Gli oggetti estranei e nuovi provocano paura e diffidenza come se nascondessero pericoli sconosciuti, ogni cambiamento risulta spiacevole, anzi pericoloso, perché sembra essere il segno di un potere magico dell’oggetto.

Il mondo esterno perciò può divenire estremamente minaccioso nel suo perenne alternarsi e mutare. È meglio, per il Capricorno, dunque, rimanere attaccato saldamente a dei principi fissi ed inalterabili: alla tradizione, oppure ad esperienze già acquisite.

Più il Capricorno si mostra freddo nei confronti di chi ama, più dentro di lui si instaura un rapporto forte che, naturalmente, essendo moto interiorizzato e primitivo, tende a fissarsi e a durare nel tempo.

La tendenza che i nati di questo segno hanno alla malinconia ed alla depressione sono dovuti a Saturno, piante guida: che è il pianeta “più grave” di tutto lo Zodiaco e spinge gli appartenenti al segno ad un atteggiamento disincantato di fronte alle illusioni e alle apparenze della vita.

Il Capricorno, oltre ad essere un freddo, è anche però molto severo con sé e con gli altri: per lui non ha valore ciò che appare, va diritto allo scopo e al significato delle cose. Tende cioè ad una selettività nelle questioni che lo riguardano, vuole infatti scegliere e separare per riordinare poi il tutto in uno schema, pieno di cose importanti, perché lui non è un superficiale e va diritto all’essenza, soprattutto per sentirsi sicuro.

La sicurezza, o la ricerca di essa, si traduce, per il Capricorno, nel fissare punti di riferimento stabili nella propria esistenza, come la scelta di uno schema da seguire a cui lui stesso si adeguerà con inflessibilità esemplare.

Generalmente, il Capricorno, forse per compensare una mancanza di gioia di vivere cioè di Eros, è spinto dalla molla dell’ambizione o, meglio, dell’affermazione di sé, poiché le caratteristiche essenziali del Capricorno sono una notevole volontà, per acquistare prima di tutto il dominio su se stesso e, successivamente, sugli altri e sulle cose.

È il tipo capace di raggiungere una buona posizione sociale e mantenerne il prestigio, dato che si impone di dominare gli eventi senza le implicazioni emotive che potrebbero distoglierlo dallo “scopo”.

In compenso, ha una visione fin troppo realistica dei propri limiti e delle proprie possibilità, per cui è difficile per lui non arrivare alla meta prefissata: il suo occhio lucido gli permette di “prevedere” le manovre e le tappe della propria ascesa.

Pessimista nato, è sempre pronto al peggio ed è quindi incitato a lottare anche nelle circostanze più avverse, gli ostacoli sembrano ricaricarlo invece di scoraggiarlo e, con le doti di tenacia che si ritrova, può veramente sopportare le situazioni più sfavorevoli fino a superarle del tutto. È un tipo dunque che sa lottare; Marte, infatti, in questo segno è esaltato, ma qui la forza marziana perde di passionalità e diventa durezza e forza granitica.

 

 

 

L’ambizione, nel inferiore, può essere molto materialistica e può fondarsi sul desiderio di aver prestigio e sulla costituzione di una “maschera” sociale. Nel tipo superiore, l’ambizione può essere rivolta verso conquiste di tipo spirituale ma può essere condotta con eccessivo rigore e durezza di intenti e di propositi. Di conseguenza la parola chiave del Capricorno è Azione. Il Capricorno, come tutti, non deve prendere troppo sul serio se stesso “Uccidi l’Ambizione…” dice un vecchio proverbio orientale. Egli deve, quindi, evitare di indurirsi ed essere strumentalizzato da se stesso.

Ed ancora, per gli ambiziosi spirituali, “Uccidi la sete di crescere… cresci come cresce un fiore, inconsciamente, ma ardentemente ansioso di aprire l’anima tua…” ciò che manca al Capricorno è l’abbandono, la fiducia, il lasciarsi andare.

Non dilatandosi, il Capricorno si ispessisce.

Diventa eccessivamente selettivo nello scegliersi le persone, perché non gli interessa chi non fa parte del suo campo d’azione. Molto portato a scindere se stesso dal resto dell’umanità, vuoi per scelta, vuoi per paura e diffidenza, la solitudine rimane la forma esistenziale da preferire.

Può dunque vivere alienato e separato dal resto dell’umanità. Per quanto riguarda la forma di nevrosi che colpisce i nati del segno, si può notare una predisposizione alle forme cicliche maniaco-depressive, poiché Saturno, simbolo del tempo, inclina alla periodicità di tali stati psichici, mentre l’elemento terra rende attaccati alla materia ed alla gravità che giustifica le depressioni. I segni di terra sono legati, infatti alle sensazioni che derivano dalla materia e dal corpo fisico.

Esiste in loro una brama di possesso e di attaccamento all’oggetto esterno che nel Toro, per esempio, si esplica nella ricerca di appagamenti Erotici-Affettivi. Nel tipo Capricorno, invece, tale brama si fissa a livello di ambizione, e mentre nel Toro predomina l’Eros, in lui invece predomina desiderio di potenza (opposto dell’Eros) che può essere parimenti insaziabile.

La nevrosi che lo caratterizza, si può simbolicamente riferire alla paura della perdita dell’oggetto da tenere sotto controllo. Sono note di questo segno le forme di avarizia nei confronti del denaro, per esempio.

Al Capricorno manca il senso dell’umorismo, si prende troppo sul serio e spesso precipita in stati di depressione proprio perché è troppo attaccato alla materia, che di per se stessa è sofferenza.

L’autoironia diviene in questo caso la reazione più idonea per superare se stesso e per distaccarsi dal proprio senso di pesantezza esistenziale. Il “pagliaccio” simbolicamente è “terra e aria” in quanto da una malinconia e da una tristezza profonda di base (terra) riesce, attraverso l’umorismo (aria) a progredire modificando e oltrepassando i limiti della propria natura.

 

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